Prevenzione ed igiene orale

Queste discipline rappresentano il primo obiettivo da raggiungere e mantenere sia per il paziente che per l'odontoiatra, perché lo scopo di entrambe è quello di conservare la salute della bocca e dei denti intercettando al contempo l'insorgere di patologie o anche solo di condizioni predisponenti ad esse. 

E' bene quindi eseguire un semplice check-up odontoiatrico con regolarità: noi lo consigliamo a tutti e lo eseguiamo gratuitamente due volte l'anno ai clienti interessati. Così facendo possiamo accorgerci se esistono minacce, anche solo potenziali, o se è necessario curare piccole affezioni insorte nel frattempo e stroncarle sul nascere, ma anche quando va tutto bene è sempre un occasione per valutare se i nostri consigli di igiene domiciliare siano stati correttamente recepiti.

Possiamo garantirvi che ascoltare i nostri consigli vi ripaga del disturbo. Concedetevi 10 minuti solo per Voi: dateci ascolto ci guadagnerete in salute!

 

L'Igiene Orale Professionale consiste principalmente nella detartrasi e lucidatura dei denti e nella valutazione globale, della salute di denti e gengive: una seduta accurata ed attenta, in assenza di vera patologia, consente spesso al paziente di risparmiarsi una ulteriore visita !

La detartrasi o ablazione del tartaro si realizza con l'impiego di strumenti elettro-meccanici detti detti ablatori ad ultrasuoni , in genere piezoelettrici, che velocizzano la rimozione dei depositi calcificati. Contrariamente a quanto si crede non hanno un'azione aggressiva sui denti e non è quindi necessaria l'anestesia, se non in caso di denti sensibili o di depositi profondi. 

Di seguito un breve video dimostrativo.

E' frequente anche l'uso di strumenti manuali detti " scalers" che sostituiscono o completano l'azione dell'ablatore ad ultrasuoni: sono strumenti in acciaio inox con un manico ed una o due terminazioni ad uncino a sezione triangolare con spigoli vivi, atti alla rimozione dei depositi ma che tendono anche a normalizzare le superfici trattate. Si usano anche in associazione alle "curettes" che rispetto agli scalers sono meno potenti ma permettono la vera azione di levigatura delle radici che può rendersi necessaria al termine di una detartrasi particolarmente impegnativa e ricca di depositi duri ed estesi in profondità.

Si tratta di strumenti che necessitano di una tecnica manuale assai precisa e delicata, frutto di un lungo periodo di apprendimento che può adoperare solo il personale qualificato e dotato di laurea.

Nella  figura  soprastante è riportata una serie di "scalers" per la rimozione manuale del tartaro

Particolare di alcune "curettes" per la levigatura radicolare ad uso  parodontale. La forma dell'uncino e la sua sezione semicircolare sono meno traumatiche per i tessuti parodontali

In certi casi si ricorre alla programmazione dell'igiene in due sedute, di solito con anestesia, specie se i depositi sono profondi, tenaci, o in presenza di sensibilità dentinale.

Se persistono pigmentazioni di difficile rimozione, purchè sempre superficiali, si può ricorrere all'uso di un ablatore a polvere di bicarbonato che emette un getto ad alta pressione di acqua e polvere micronizzata , una sorta di idropulitore, che completa la rimozione dei depositi specie negli anfratti irraggiungibili restituendo ai denti il candore originario: viene infatti detto sbiancamento a bicarbonato. Si può sostituire il bicarbonato con polvere di glicina per rimuovere la placca ed il biofilm sottogengivale nelle patologie parodontali ed implantari, con buoni risultati e bassissima invasività arrivando a trattare anche superfici delicate e criticamente raggiungibili se non a prezzo di procedure più demolitive.

Di seguito un link con un filmato dimostrativo. 

https://www.youtube.com/watch?v=neNHhWdlreo

Al termine delle procedure di rimozione dei depositi dentari si passa a lucidare le superfici trattate applicando una speciale pasta microabrasiva, simile ad un dentifricio, tramite uno spazzolino rotante montato su un manipolo da profilassi .

Un presidio terapeutico che funziona, anche come misura di profilassi, è la cosiddetta "Fluoroprofilassi" che altro non è che una serie di sedute il cui scopo è somministrare ai denti una dose rinforzata di fluoro ionico ( ione fluoruro ) ad alta concentrazione: il fluoro ionizzato tende a legarsi alla dentina scoperta rendendola meno suscettibile agli agenti batterici ed all'azione degli stimoli termici o chimici.

I cristalli di idrossiapatite che sono la parte mineralizzata della dentina si legano con il fluoruro ed il complesso chimico risultante è chimicamente più stabile e meno solubile rispetto a quello naturale: i cosiddetti tubuli dentinali tendono a chiudersi e questa ridotta permeabilità spiega sia la minore suscettibilità all'azione della palcca batterica che agli agenti termici o chimici ( zuccheri, acidi ecc.).

La tecnica esecutiva è semplice ed indolore. Consta di spugnette imbevute di un gel al fluoro, applicate sui denti tramite un dispositivo arcuato che le contiene. Esse possono anche essere collegate ad un apparecchio elettronico a batteria che opera per ionoforesi ed accelera il legame del fluoro ai denti che ne possono legare quantità maggiori rispetto alla semplice diffusione senza ionoforesi. Bastano pochi minuti per seduta una volta a settimana da ripetere 5 volte. Il vantaggio è tangibile ed il costo irrisorio: solo così infatti è possibile garantire una corretta politica di profilassi! La prevenzione non è però solo la detartrasi periodica ma si articola in una programma di motivazione ed istruzione del paziente composto da più strategie.

Occorre infatti motivare cioè convincere il paziente ad essere scrupoloso con l'igiene domiciliare, vero baluardo della prevenzione quotidiana. Come?

1) Con l'istruzione ad un'efficace tecnica di spazzolamento. La più comune è la tecnica di Bass modificata. Si usa uno spazzolino con testa piccola e arrotondata, setole sintetiche, di consistenza media o morbida , che consente di raggiungere anche gli spazi angusti. Da proscrivere i grossi spazzolini con setole dure, perchè sono traumatici e poco efficaci nella rimozione della placca. Lo spazzolino è orientato a 45 gradi verso la gengiva e lavora dalla gengiva verso il dente con movimento rotatorio leggero del polso e non semplicemente verticale. E' necessario prima impegnare delicatamente le setole con movimento dolce vibratorio per farle aderire sia al dente che alle gengive e poi ruotare la testina ad uscire dal dente rimuovendo così la placca.

Operando per piccoli gruppi di denti sia dentro che fuori che sulla superficie masticante si completa ogni arcata con ordine e metodo riuscendo a pulire in 2 o 3 minuti tutta la bocca. E' bene spazzolare anche lingua e guance dove risiede una quota importante di placca responsabile del fenomeno dell'alitosi.

Per documentazione consulta il link seguente dell'università di Ferrara.

http://www.unife.it/centri/parodontologia/it/informazioni-1/la-tecnica-di-spazzolamento

Un importante risorsa ora largamente disponibile è lo spazzolino elettronico, ormai dotato di una serie di programmi diversificati di spazzolamento domiciliare, per facilitare sia la routine con risultati migliori dello spazzolamento manuale, sia per aiutare i portatori di handicap ad ottenere comunque ottimi risultati. Riteniamo superfluo ma utile ricordare di lavarsi i denti in ogni caso dopo ogni pasto e comunque almeno dopo i due pasti principali ( inserire foto o film ).

2) Con l'uso di una pasta dentifricia adatta allo scopo. Non sempre un qualsiasi dentrificio va bene ed in ogni caso troviamo prudente usare paste dentrificie a bassa abrasività ( granulometria entro i 50 microns ) perchè nel tempo si possono produrre usure ai denti e danni alle gengive. D'altronde non occorre una energica azione abrasiva per rimuovere i residui molli del pasto ( detti "materia alba" ) da poco terminato ma può bastare addirittura il solo spazzolino, lasciando al dentifricio una supplementare azione detergente e rinfrescante che lascia la bocca più igienizzata e profumata.

Per esigenze specifiche di igiene orale sarà il dentista, più che il farmacista, a consigliare il dentifricio più adatto alla condizione orale particolare : che si tratti di ipersensibilità dentinale, di gengivite, del periodo post-operatorio, o del trattamento di mantenimento per specfiche patologie orali è necessario l'impiego del prodotto consigliato e non di uno qualsiasi che ridurrebbe parecchio l'efficacia di una normale ma fondamentale routine quotidiana.

3) Con l'uso del filo interdentale o dello scovolino. E' dimostrato che le setole dello spazzolino non penetrano più di 2 mm. negli spazi interdentali lasciando esposte alla placca ampie porzioni di smalto dei denti contigui. Spesso permangono anche residui grossolani di cibo che non solo favoriscono la colonizzazione batterica ma fermentano dando cattivo odore ( alitosi) e promuovono l'infiammazione gengivale.

L'igienista o il dentista istruiscono con dimostrazioni pratiche come si usa il filo e per chi ha difficoltà manuali può consigliare anche l'uso di particolari forcelle con il filo premontato che funzionano comunque bene ( ad esempio sono utili in viaggio o fuori casa ) e raggiungono lo scopo. Ricordo che niente sostituisce il filo interdentale per la pulizia dello spazio interdentale.

Infatti anche se lo scovolino pulisce lo spazio sotto il punto di contatto e rimuove i residui grossolani non riesce ad arrivare dove invece giunge il filo ( se correttamente usato) ed inoltre può essere di non facile uso per persone maldestre . Infatti l'uso dello scovolino è più indicato per i portatori di ponti fissi (il filo ovviamente non può entrare sotto il ponte ma lo scovolino sì ) o per pulire ampi spazi interdentali ( ad esempio in caso di denti lunghi e gengive retratte ) oppure ancora sotto le protesi fissate ad impianti ( Toronto-bridge, All-on-four ) : si tratta di indicazioni ben precise ed è compito del dentista prescrivere l'uso dello scovolino che non è quindi di impiego generale e quotidiano come il filo interdentale.

4) Con l'uso del Fluoro nei bambini. Il giusto apporto di fluoro nella dieta non è facilmente valutabile, ma è dimostrato che microdosi sono necessarie per una dentizione sana e resistente. Il fluoro si lega infatti ai sali calcio e fosfato dell'idrossiapatite, che costituisce la parte mineralizzata del dente, rendendola scarsamente solubile e stabile anche meccanicamente. In difetto di fluoro lo smalto si caria con facilità e la dentina è più debole agli agenti aggressivi presenti in bocca ( batteri ed acidi ). E' diffusa pertanto la pratica di fluorizzazione dell'acqua potabile, per evitare carenze di questo oligoelemento , ma è altrettanto diffuso il ricorso alle acque minerali in bottiglia che invece ne contengono quantità scarse , per cui il reale apporto è legato solo agli alimenti solidi. Nell'età prescolare è quindi possibile, dato il regime dietetico "protetto" o quanto meno non così libero come nell'adulto, andare incontro a possibili carenze di fluoro proprio quando si stanno formando i denti permanenti. Solo in questo periodo ( dai 2 ai 7 anni ) è possibile fissare il fluoro ai denti in formazione e dopo può essere troppo tardi!

In passato i pediatri consigliavano apporti dosati in relazione all'età pediatrica, ma poi si è visto che si rischiava andare incontro ad un sovradosaggio di fluoro che poteva causare danni proprio a quei tessuti che doveva proteggere ( Fluorosi ) e quindi si è abbandonata questa pratica anche se a mio giudizio il bambino piccolo nel periodo della dentizione decidua ( fino ai 6-7 anni ) non fa sempre una dieta completa ed equilibrata : eccesso di cibi ricchi di zuccheri, bibite dolcificate o gassate ricche di acidi organici ( acidi fosforico e carbonico ) , alimenti raffinati e preconfezionati contro una scarsa quantità di verdura e frutta o nutrienti di tipo integrale. Ciò ha un effetto pro-cariogeno da un lato ed espone a carenze di oligoelementi dall'altro.

Propongo pertanto uno schema di cauta introduzione dietetica del fluoro a scopo profilattico proprio per la fascia di età prescolare, la più delicata per i denti permanenti in formazione, che nella mia ormai lunga esperienza di odontoiatra non conduce a danni o rischi di sovradosaggio.

Sono sufficienti 0,25 mg. di fluoro pro die, cioè meno di un quarto della razione quotidiana del bambino per non andare mai in carenza nè in eccesso di questo importante minerale. Ne beneficieranno tra l'altro non solo i denti ma anche le ossa dell'apparato scheletrico. Raggiunti poi i sette anni di età la varietà della dieta provvederà al fabbisogno quotidiano, tenendo comunque presente che è possibile prolungare l'assunzione fino ai nove anni compiuti.

5) Con il consumo di cibi non cariogeni. Purtroppo mi capita spesso di intervenire su bambini molto piccoli ( anche 3 anni di età appena compiuti ) perchè hanno già una o più carie sui molaretti di latte! Vi garantisco che è difficilissimo ottenere collaborazione da questi piccoli pazienti a cui tra l'altro è di fatto impossibile non solo praticare l'anestesia ma anche far tenere la bocca aperta per il tempo necessario a fare anche solo una medicazione. Considerate che i molari decidui non cadono fino in media ai dodici anni e che la loro perdita causa migrazioni dei denti residui con risultati spesso di caos nel periodo di permuta, dovendo poi ricorrere a fastidiosi ma necessari apparecchietti correttivi. Purtroppo le alterate abitudini alimentari ( che chiamerei disordini ) spesso si associano a cattive abitudini igieniche e scarsa collaborazione dei genitori. Associo dei link per la consultazione di una lista di alimenti cariogeni e non cariogeni , e per consigli dietetici che consiglio di consultare e tenere da parte.

Il link seguente è valido per tutti.

https://irp-cdn.multiscreensite.com/37e4cac5/files/uploaded/file6.pdf

Il prossimo link è dedicato alla alimentazione dei bambini

http://www.icgullocosenzaquarto.it/ic/attachments/article/570/EDUCAZIONE%20ALIMENTARE%20PRIMARIA%20FALCONE.pdf

6) Con l'uso dei cosiddetti rivelatori di placca. Sono disponibili sotto forma di liquidi o pastiglie ( di colore rosa/ rossoscuro/blu ) che si acquistano in farmacia e che sciolte e tenute in bocca per circa 1 minuto colorano la placca evidenziandola bene, in modo sia da apprezzarne entità e distribuzione ma anche consentirne una più facile rimozione. Sono molto utili come test di abilità domiciliare nel verificare la corretta tecnica di spazzolamento. 

7) Intervenendo in presenza di ipersensibilità dentinale con l'impiego di prodotti topici ( vernici contenenti minerali ad azione filmogena e risolvente : zinco, stagno, fluoro, stronzio, potassio, calcio ecc.) o applicazioni ionoforetiche di fluoro, che svolgono tutti una efficace azione protettiva anche nei casi più seri come la " amelogenesi impefetta" , di solito familiare che espone ad un elevato rischio carie per le anomalie strutturali dello smalto.

9) Controllando anche le gengive tramite dei banali screen-test come il " PSR " oppure anche il "Plaque-index" oppure il "sondaggio parodontale" che, assegnando dei valori stabiliti ai denti ed ai settori della bocca osservata, documentano numericamente il richio di malattia gengivale o di sua eventuale progressione.

10) Valutando il rischio generico di carie tramite altri screeen-test come il valore del ph salivare, del flusso salivare, del tipo di flora batterica, quando la cosiddetta cariorecettività, è inspiegabilmente spiccata. Ciò consente di attuare una proporzionata azione di contrasto in modo certamente più mirato.

 

Ovviamente ogni età ed ogni condizione sia fisiologica che patologica prevede dei consigli da seguire per ottenere e conservare la buona salute : in medicina odontoiatrica esiste la figura del dentista e dell'igienista che sono deputate a questo scopo . Egli è la persona più adatta per dare i migliori consigli e curare un bene prezioso : il Vostro sorriso!

Troverete altri riferimenti iconografici alla fine del paragrafo introduttivo igiene orale

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