Protesi

La parola protesi deriva dal greco πρόϑεσις , con il significato di " al posto di " o anche " in funzione di ", cioè esprime la capacità di ripristinare o sostituire con un dispositivo artificiale la parte anatomica danneggiata o mancante.

Questa disciplina applicata all'odontoiatria mira quindi a rimpiazzare o riparare in modo durevole ed efficace quegli elementi dentari persi o molto danneggiati. 

Ciò è possibile realizzando dei manufatti protesici eseguiti ad arte da figure professionali specificamente previste ed autorizzate , gli odontotecnici, dotati dell'abilità e dei requisiti legislativi ed impiantistici necessari ad esercitare questo insostituibile ruolo ( arte sanitaria ausiliaria ).

Naturalmente questo professionista può agire solo in sinergia e dietro incarico dell'odontoiatra non potendosi mai, per legge, in alcun modo sostituire ad egli o scavalcarlo o intervenire direttamente e autonomamente sul paziente. Questo è tanto vero quanto scontato poichè l'odontoiatra interviene in studio sul paziente seduto in poltrona , mentre l'odontotecnico lavora nel suo laboratorio al banco su impronte e su modelli in gesso, usando attrezzature diversissime da quelle del dentista ma altrettanto sofisticate.

La Protesi Odontoiatrica si articola in due grandi branche molto diverse tra loro:

A) la Protesi Mobile,

B) la Protesi Fissa.

 

La Protesi Mobile. E' quella storicamente nata per prima , oltre 2 secoli fa, anche se tracce archeologiche lasciate da popoli antichi ( Etruschi, Egizi, Maya) rivelano tentativi di ripristino dentario, di solito per pratiche funebri, che comunque testimoniano che il desiderio di recuperare i denti perduti è antico quanto l'uomo civilizzato.

Essenzialmente la protesi mobile è un apparecchio rimovibile che reintegra i denti ed i volumi ossei e gengivali persi.  Essa è composta, grossolanamente, da una porzione in resina di color rosa come la gengiva, che fornisce l'appoggio mucoso, e dai denti, o meglio la sola corona cioè la parte masticante di essi. I denti sono molto duri e resistenti e subiscono una complessa lavorazione prima di essere messi in commercio pronti per l'uso. Tramite lunghe e complicate fasi di lavorazione i denti, fissati prima in modo provvisorio con cera su basi a perdere che possono così venir provati al paziente, vengono in ultimo fissati alla resina rosa per dare all'apparecchio la veste finale.

Si hanno tre tipi di protesi mobile.

1) Totale, che provvede al recupero di tutta l'arcata dentaria, superiore o inferiore.

Questo accade quando si perdono o si tolgono, in varie occasioni, tutti i denti di quell'arcata: in tal caso realizzeremo la classica DENTIERA a tutti nota che come sappiamo possiede una fissità precaria. Infatti essa riposa per semplice

appoggio sui tessuti edentuli costituiti da mucose e gengive e per quanto ben fatta ed aderente può dislocarsi durante la masticazione . Questo accade più frequentemente con la protesi inferiore sia per la ridotta superficie di carico che la caratterizza ( la mandibola edentula offre una superficie di appoggio piuttosto esigua con sola mucosa mobile e sottile e poca gengiva fissa ) e per la maggiore mobilità imposta dalla lingua e dal labbro inferiore. Più stabile invece è la protesi

totale superiore per la grande superficie offerta dal palato che in più è rivestito da gengiva fissa e spessa.

2) Parziale, che sopperisce alla perdita di una parte dei denti di quell'arcata.

Essa può così vincolarsi e stabilizzarsi tramite ganci o attacchi ai denti residui.

I ganci possono essere metallici e talvolta ben visibili oppure mimetici cioè simulare il colore dei denti cui si agganciano ( es ganci in materiale acetalico) oppure il colore della gengiva ( es. ganci flessibili molto elastici realizzati con un materiale particolare appartenente alle "superpoliammidi" ). In entrambe i casi, specie se i ganci sono in posizione visibile, queste soluzioni seppur più onerose sono comunque preferite dalla maggioranza dei pazienti.

Gli attacchi li vedremo tra poco.

La protesi parziale può essere costituita da sola resina rosa oltre ai denti , similmente alla classica dentiera, o avere una base o scheletro metallico: a tal fine si usano in genere leghe metalliche dette "stelliti" cioè leghe di cromo-cobalto-molibdeno inerti bilogicamente e testate da decenni di uso clinico: parliamo in tali casi di apparecchi scheletrici o SCHELETRATI.

Questa soluzione ne snellisce forma ed ingombro agevolando i movimenti della lingua durante la deglutizione e la fonazione, ma determina anche una maggior robustezza della protesi per tutto il periodo d'uso.

Le parti in resina rosa ed i denti saranno aggiunti nelle fasi finali, mentre la base scheletrica viene provata con i denti fissati provvisoriamente in cera in modo da operare correzioni in caso di neccessità o di richiesta specifica del paziente.

Attualmente con l'avvento delle superpoliammidi è possibile realizzare appareccchi parziali o totali costituiti integralmente da esse , per coloro che avessero intolleranza o allergia ai metalli o alle resine , ottenendo un apparecchio in tutto simile ai precedenti con il vantaggio di essere molto più elastico ed assolutamente infrangibile.

Gli attacchi sono una soluzione sofisticata e di alta precisione per eliminare i ganci e conferire al contempo grande stabilità alla protesi parziale. Il concetto più semplice di attacco per protesi parziale (di solito uno scheletrato) è quello di un incastro a coda di rondine ad uscita verticale( ma ne esistono di più moderni ed efficienti) fatto da due parti : una vincolata ad un dente incapsulato e l'altra all'apparecchio. Quando l'apparecchio si colloca in bocca, le due parti si incastrano tra loro conferendo notevole stabilità al lavoro e grande confort al paziente.

In pratica una metà dell'attacco è nascosta all'interno della protesi parziale, mentre l'altra metà è saldata ad una corona di protesi fissa cementata ad un dente naturale, cioè fisso, in modo da rendere stabile questa connessione e di non spontanea mobilizzazione nè durante i pasti nè tantomeno durante il resto della giornata.

Questo tipo di riabilitazione protesica che combina l'attacco di una protesi parziale mobile a denti fissi coperti da corone è definita anche genericamente come protesi combinata.

Si consiglia di realizzare il lavoro nel modo più simmetrico possibile impiegando

almeno due attacchi di precisione disponendone uno per lato.

L'effetto finale simula perfettamente in tutto la dentatura naturale e finchè non si estrae la parte mobile non è possibile per nessuno accorgersi di quello che reca in bocca il soggetto.

3) Overdentures. Il termine è di origine anglosassone e letteralmente sta a significare che si ha una protesi di tutta un'arcata ( e quindi totale ) che sta sopra ad elementi dentari residui di tipo naturale od implantare. Ciò che differenzia le varietà di queste overdentures tra loro è il modo di connettersi agli elementi residui.

Avremo quindi una dentatura di una intera arcata che si vincola, con la possibilità di essere rimossa, ai denti residui o ad un numero sufficiente di impianti.

Con questo tipo di protesi si riesce ad avere una buona stabilità protesica, talvolta addirittura eccellente, investendo somme parecchio inferiori a quelle di una riabilitazione fissa su impianti, oppure quando pur disponendo di pochi denti saldi ma lontani tra loro non è consigliabile un lavoro classico di protesi combinata.

I risultatati estetici e funzionali sono ovviamente di gran lunga superiori a quelli della classica dentiera e si avvicinano a quelli della protesi fissa.

I sistemi di connessione della protesi overdenture ai pilastri sottostanti, denti o impianti, sono costituiti sostanzialmente da due modalità:

-- ritenzione su ogni singolo elemento : possiamo sviluppare ritenzione con semplici attacchi sferici formati da una sferetta, fissata su ogni singolo pilastro, che si ingaggiano con una controcalotta solidale alla protesi che viene così bloccata. Questo è il sistema più usato per fissare una overdenture .

Oppure si ricorre a sistemi di frizione cilindrica detta telescopica in cui i pilastri, di solito denti naturali, sono sagomati in modo cilindrico e vanno a frizionare con un controcilindro interno alla protesi che così non è più dislocabile liberamente.

Un altro sistema simile al precedente prevede invece la sagomatura conica dei pilastri : si configurano così una serie di coppie coniche di ritenzione della protesi sovrastante assai efficaci nel bloccare l'overdenture.

-- ritenzione tramite barra estesa a tutti gli elementi: possono bastare anche due soli denti ( di solito i canini inferiori ) per poter stabilizzare una dentiera. La barra unisce i denti o gli impianti e si vincola ad essi con due modalità : cementazione o microviti. Ovviamente si preferisce impiegare più elementi, specie se si tratta di impianti, per poter realizzare una barra che li unisce con il doppio vantaggio di garantire sia una maggior durata e stabilità ai pilastri nel tempo sia una grande stabilità alla protesi sovrastante che sfrutterà la barra come un grande appoggio rigido e stabile cui in più può connettersi con vari sistemi di attacco tanto validi quanto variabili per forma e dimensione, ma tutti assai efficaci.

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La Protesi Fissa. E' rappresentata sinteticamente dalle corone e dai ponti, e si definisce fissa perchè è fissata per cementazione o per mezzo di microviti sui denti del paziente dopo loro opportuna limatura e sagomatura. (...)

Infatti occorre preventivamente ridurre i denti che verranno incapsulati di una quantità almeno corrispondente a quella da rimpiazzare per via protesica in modo da lasciare invariata la posizione di chiusura della bocca o in via alternativa trovarne una nuova non più patologica o indesiderata.

Va da sè che nelle fasi di preparazione del dente che lo riducono a moncone l'odontoiatra per prima cosa provvede a somministrare adeguate dosi di anestesia per garantire il necessario confort ed insensibilità al paziente. Seguono poi delle codificate tappe di limatura e sagomatura del dente ( il dentista usa la turbina ad alta velocità di rotazione ed il contrangolo a bassa velocità e tutta una serie di frese di varia foggia e dimensione per conferirgli la giusta conformazione e volume ).

Al termine della preparazione per limatura si provvede ad inserire una corona (capsula) provvisoria, cementata in modo reversibile, che restituisce corpo e colore al dente proteggendolo per tutto il tempo intercorrente dalla limatura alla fissazione della corona finale.

Noi preferiamo prendere le impronte di precisione in altra seduta appositamente dedicata a tal scopo, vista la delicatezza e l'importanza cruciale di questa seduta, da cui dipende la riuscita delle fasi successive e del buon esito finale.

Si succederanno poi delle sedute di prova per verificare correttezza e corrispondenza dei manufatti protesici sia ai loro requisiti standard che a quelli orali ( forma, contorni, spessori, colore, precisione marginale, "fitting" col moncone, occlusione,ecc, ).

Ma come si struttura e da cosa è fatta la protesi fissa?

Oggi possiamo scegliere i più svariati materiali dotati di grandi "performances" sia estetiche che meccaniche, ciascuno collaudato da anni di impiego clinico e supportato da studi e ricerche scientifiche pubblicate.

-- Denti d'oro ( o altre leghe metalliche nobili ): usati ormai di rado per indicazioni cliniche ristrette e in condizioni particolari di solito sui molari, mai nei settori estetici.

Rappresentano la storia della protesi fissa e caratterizzano usanze tipiche di alcuni gruppi etnici ben noti, anche se la grande maneggevolezza terapeutica del materiale ne consentirebbe una grande biocompatibilità e precisione.

-- Denti in ceramica su metallo: si inizia con un involucro a forma di cappetta realizzato in lega metallica per fusione ( ne esistono svariate per nobiltà, colore , durezza, ossidabilità, ecc.) e costruito sulla replica del moncone presente in bocca; su esso viene poi stratificato l'impasto di polvere di ceramica ed acqua in una serie di passaggi intervallati da cottura in apposito forno. Alla fine il dente appare della forma e colore desiderati, del tutto equivalente al dente naturale e dotato della durezza necessaria a garantirne la buona funzione.

L'intelaiatura metallica ( detta mesiostruttura ) garantisce l'infrangibilità della ceramica e permette di costruire una struttura di resistenza atta alla realizzazione di travate o ponti che rimpiazzano gli spazi lasciati vuoti dai denti mancanti.

-- Denti in ceramica su zirconia : in questo caso la struttura dei resistenza é fatta dal biossido di zirconio, fresata con tecniche computerizzate "cad-cam" da blocchi presinterizzati e poi passati ad alta temperatura. Su essa viene quindi stratificata ed adesa con sostanze specifiche la ceramica in modo simile al precedente. La zirconia è otticamente bianca, opaca e traslucente, simile alla porcellana. Da grande robustezza al dente e offre risultati estetici superiori alla metallo-ceramica, specie nei settori frontali. Consente l'impiego anche in caso di ponti estesi a più elementi dentari e per travate di due elementi nei settori molari e premolari. E' una bella realtà da ormai una decina d'anni ed ha un costo paragonabile a quello della metallo-ceramica. Rispetto ad essa ha anche il pregio di essere totalmente "metal-free" nel senso comune del termine. Infatti anche se chimicamente é ossido di zirconio (e quindi classificabile come metallo) la zirconia è considerata come una ceramica poiché in realtà essa si comporta biolgicamente in modo sovrapponibile alla ceramica (silicati di tipo feldspatico) o alla porcellana (dove predominano gli ossidi di alluminio e silicio) : si tratta sempre di materiali biologicamente non metallici, che non rilasciano né ioni metallici né fenomeni elettrostatici o galvanici e che si comportano otticamente e biologicamente in modo assai simile tra loro.

-- Denti in zirconia integrale. In questo caso avremo corone singole o ponti di più elementi costituiti solo da zirconia lavorata con tecnica di fresatura computerizzata come descritto sopra . Esistono diverse gradazioni di durezza e flessibilità meccanica e colorazione di base a seconda che si voglia privilegiare l'estetica o la resistenzza ai carichi masticatori in caso di mancanza di più denti. E' un materiale particolarmente interessante in caso di spessori protesici minimi (anche di 1 mm. ). La tonalità cromatica finale si ottiene con stratificazioni cromatiche operate a mano e fissate a caldo.

Riporto a titolo informativo un estratto da wikipedia sull'uso della zirconia.

 

La zirconia è un materiale molto utilizzato anche in odontoiatria per la realizzazione di restauri dentali, come corone e ponti, che vengono poi ricoperti con porcellana feldspatica convenzionale per ragioni estetiche, oppure possono essere realizzate intere protesi dentarie estremamente resistenti costruite interamente da ossido di zirconio monolitico.[6] Ciò è reso possibile dal fatto che è un materiale adatto alla fresatura e, come già detto, che permette un buon fattore estetico, soprattutto in termini di traslucenza. Inoltre è notevole la sua resistenza alla flessione e la resistenza alla rottura, permettendo di apportare spessori di ceramica che arrivano sino a meno di 0,6 millimetri e di costruire ponti estesi, leggeri e robusti, anche con più elementi dentari mancanti. Gli elementi protesici di zirconio vengono sempre più spesso realizzati tramite tecnoclogia CAD/CAM.

Nell'ortopedia, gli ossidi ceramici, come la zirconia, grazie alla loro eccellente biocompatibilità e resistenza all'usura vengono utilizzati nella realizzazione di componenti articolari come l'anca e il ginocchio.[7]

-- Denti in ceramica integrale. Sono ceramiche molto particolari, ( vetrose , monocristalline, policristalline, ecc.) , ciascuna con caratteristiche cromatiche e meccaniche specifiche, ma che complessivamente permettono la più alta resa estetica tra i materiali presi in esame ed una buona resistenza meccanica alla flessione ed all'abrasione che ne indicano l'uso per corone singole specie nei settori frontali ma anche per piccoli ponti. Ne esistono varie formulazioni e brevetti ma sono tutte dotate di grande naturalezza ( es. In-ceram, IPS-Empress, Procera, Dicor, Cerec, )

-- Denti in resina composita. Le resine composite , costituite da una matrice resinosa riempita con granuli minerali di varie dimensioni e natura chimica, hanno subito una grande evoluzione negli ultimi tempi ed il progresso ottenuto ha permesso buone prestazioni sia estetiche che funzionali per questi materiali che rivaleggiano con le ceramiche integrali per indicazioni selezionate ( intarsi, faccette, corone singole, piccoli ponti) senza però eguagliarne il valore.

E' inoltre possibile stratificare il composito su travate metalliche o su un impalcatura di fibra di quarzo/vetro rendendo più stabile meccanicamente il manufatto protesico ed indicato per ponti ( piccoli ) sia provvisori che definitivi. Considerato che le resine composite hanno una buona resistenza alla abrasione ed una discreta stabilità del colore possono considerarsi come un buon compromesso tra estetica e robustezza (in casi selezionati) per chi non può spendere le cifre della ceramica.

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La protesi fissa sfrutta essenzialmente due modalità di ritenzione ai denti , siano essi pilastri naturali o implantari, e cioé per adesione o per connessione a vite. Parleremo allora di protesi fissa cementata oppure di protesi fissa avvitata.

-- Protesi cementata. In questa evenienza il mezzo di adesione è un cemento. Ne esistono di tipo minerale ( i più tradizionali derivano dall'ossifosfato di zinco , ma trovano largo impiego anche i vetroionomerici; da questi capostitpiti derivano molti prodotti spesso rinforzati in resina per migliorare stabilità ed insolubulità ) e di tipo resinoso ( spesso sono compositi fluidi che incoroporano additivi che ne promuovono l'adesione ai più vari substrati, dente naturale o implantare da un lato e materiale protesico dall'altro -- ceramiche, zirconia, leghe metalliche -- ) .

Ciò significa che il dente o il ponte di protesi andrà a cementarsi sui denti naturali o implantari in modo da vincolare le due parti che diventano un tutt'uno e vanno a restituire stabiltà masticatoria estetica e completezza a quella bocca che ne era priva.

Le procedure di cementazione seguono un protocollo specifico, delicato e mai banale, che assicura longevità ai restauri e restituisce quel confort tanto desiderato e necessario per una vita di relazione appagante.

Naturalmente in particolari necessità si deve ricorrere a cementazioni reversibili, dette comunemente provvisorie, che impiegano cementi più fragili, ma che comunque danno la necessaria forza di ritenzione: si usano comunemente per i denti provvisori e per i denti sugli impianti. Contrariamente a quanto si pensi sono piuttosto efficaci e durevoli; occorre solo recarsi due volte all'anno dal dentista a verificarne l'integrità.

-- Protesi avvitata. I denti di protesi possono venire fissati tramite microviti ( delle dimensioni di pochi mm. ) ai pilastri sottostanti .

Fino ad una decina di anni fa si ricorreva a queste viti di fissaggio anche su dentatura naturale ma la grande complessità esecutiva dei manufatti protesici, i costi ed i discutibili vantaggi ne hanno decretato l'obsolescenza.

Attualmente quando si parla di protesi avvitata ci si riferisce quasi sempre alla protesi su impianti.

Non starò a spiegare in dettaglio le ragioni biomeccaniche che indicano questa scelta tecnica: potremo però asserire che quando non si può esguire la protesi cementata su impianti allora si può realizzare quella avvitata. Un caso classico è quando lo spazio tra i denti superiori ed inferiori é scarso ( meno di 6 mm.) e non consente l'uso del momcone e della successiva corona ceramizzata.

Un altro caso classico è la situazione opposta: se invece di spazio ce n'é molto (per perdita verticale di osso e gengiva) allora dovremo replicare denti e gengive, cioè una protesi su impianti che ricostruisce parti rosa e parti bianche.

E' il caso del cosiddetto TORONTO-BRIDGE, ma anche della protesi nota come ALL-ON-FOUR e loro varianti. Si tratta di protesi che riabilitano tutta un'arcata , fissate con viti ad un certo numero di impianti (di solito 4 o 6 ). La protesi "Toronto" impiega comunemente 6 viti disposte tutte circa verticali e con porzioni cosiddette a bandiera ( cioè a sbalzo, non sostenute da viti ) nei tratti terminali . La protesi All-on-four ( ma anche la variante all-on-six ) prevede che gli impianti possano essere inclinati anche di 30 gradi o più : questo permette di avere l'emergenza degli impianti finali più arretrata rispetto ad un' inserzione verticale consentendo di inserire un numero inferiore di impianti ed andando ad evitare virtuosismi chirurgici per inserire impianti ulteriori (se c'é scarsità di osso verticale o se si vanno ad incrociare strutture anatomiche che invece vanno rispettate ). Non è questa la sede per discutere vantaggi e svantaggi reciproci e le rispettive indicazioni, vale però il principio che quando si può si devono evitare le estensioni protesiche non sostenute da impianti e che è più semplice gestire un impianto verticale piuttosto che obliquo, così come è meglio impiegare un numero di impianti maggiore di 4 nell'arcata superiore .

Per quanto sia brutto a dirsi le solouzioni di protesi avvitata sono meno belle ed eleganti di quelle cementate, ma è anche vero che ben diverse sono le realtà anatomiche di partenza : atrofia ossea e gengivale più o meno spiccata per "Toronto" ed "All-on-four" contro un buon trofismo in caso di protesi cementata.

Infatti una "All-on-four" ricorda un pò una dentiera ( denti e gengive) di piccole dimensioni fissata con viti: in compenso c'è l'enorme, ineguagliabile vantaggio che la protesi sta ferma , non cade, e se posta nell'arcata superiore sparisce anche il palato!

Questo determina la sempre maggior richiesta di queste soluzioni protesiche che restituiscono al paziente una normalità tanto desiderata quanto spesso dimenticata .

 

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-- Intarsi. Come dice il nome si tratta di vere e proprie opere di cesello per cui il restauro va ad incastonarsi in modo preciso nella cavità , opportunamente rettificata, del dente danneggiato. (...) In apparenza possono sembrare delle ricostruzioni ottenute in modo un pò complicato rispetto a quelle fatte direttamente dal dentista in una sola seduta, ma nella realtà l'esecuzione degli intarsi, eseguiti "a quattro mani" (cioè dentista ed odontotecnico), garantisce precisione ed invisibilità di gran lunga superiori ad esse. In più il restauro risulta più compatto e resistente, senza difetti di coesione interna qualsiasi sia il materiale con cui è costruito, con vantaggi meccanici anche per il dente da trattare.

Con questa tecnica andiamo dapprima ad eliminare tutte le parti fragili del dente che potrebbero successivamente rompersi, poi si riempiono i piccoli vuoti parietali interni con compositi adatti, ( questa fase intermedia di regolarizzazione e rinforzo interno della cavità si chiama "build-up" ) ed infine si rimodella tutta la cavità per dare spazio, forma e resistenza sia al futuro restauro che al tessuto dentale residuo. Quindi si procede a rilevare un'impronta in silicone ( polivinilsilossano ) da inviare al tecnico che così può procedere a ricreare l'anatomia persa ripristinando forma, colore, contorni e, importantissimo, i punti di contatto interdentale persi per patologia.

Una volta ricevuto il resaturo dal laboratorio odontotecnico, il dentista procede alla sua cementazione usando il cemento più appropriato in dipendenza del materiale con cui è fatto. Di solito é richiesto l'isolamento del dente tramite l'uso della diga di gomma: è bene che l'ambiente sia sciutto per garantire l'adesione ottimale!

Esaminiamo i vantaggi di questa scelta terapeutica che protegge il dente e gli evita il ricorso a procedure protesiche più demolitive.

Il dentista intanto elimina tutte le parti fragili del dente ma al contempo rinforza le residue. Il sacrificio di struttura nobile è ridotto al minimo e spesso, ma non sempre, il dente resta vitale.

Il tecnico può vedere e costruire passo per passo l'intarsio perchè può letteralmente "sfilare" dal modello (replicato dall'impronta) il dente da restaurare e girarlo a 360 gradi, osservarlo sotto ingrandimento, costruire il restauro e poi provarlo in articolatore per le necessarie verifiche masticatorie ( cioè la replica di tutta la bocca rilevata tramite le impronte ), correggerlo, staccarlo dalla cavità replicata senza alcuna difficoltà nè pregiudizio per il restauro stesso! Questa agilità e libertà di esecuzione sono ovviamente impossibili da realizzare in bocca.

Un altro vantaggio è dato dal fatto che il restauro resta sopra-gengivale e non sposta sotto gengiva i margini ed i cementi di fissaggio, garantendo tra l'altro un maggior rispetto dei tessuti parodontali, una miglior detergibilità ed una infiltrazione salivare minima o assente al contorno marginale del restauro.

E ciò indipendentemente dal materiale sia che si tratti di ceramica, oro, o anche dei moderni compositi, cioè di materiali diversissimi tra loro e non sovrapponibili: qualunque sia la scelta i vantaggi esecutivi degli intarsi rispetto alle classiche otturazioni sono evidenti ed innegabili. Anzi con queste procedure si può ripristinare l'integrità del dente con risparmio biologico sovrapponibile a quello di un restauro diretto tradizionale senza dover poi , magari dopo qualche tempo , ricorrere a soluzioni più gravose per fratture intercorrenti.

Senza addentrarsi nelle tecniche esecutive e nelle complesse metodiche di preparazione cavitaria diamo una semplicistica nomencalatura degli intarsi:

a) Inlay . Si riferiscono a cavità di piccole dimensioni ad una o due superfici .

b) Onlay . Quando è necessario ripristinare in più almeno una cuspide.

c) Overlay . Quando si devono ripristinare tutte le cuspidi .

 

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-- Faccette. Rappresentano una soluzione raffinata di ricopertura laminare, per i denti della linea del sorriso, che restituisce loro la forma la dimensione ed il colore appropriati al paziente che vuole un sorriso di alto valore estetico. (...)

Le ragioni per cui si giunga ad una tale necessità sono multiple e talora concorrenti e comprendono discromie dentali da farmaci o da traumi o da terapie pregresse, anomalie congenite di forma e di colore, resaturi multipli e disarmonici ed in generale tutte quelle anomalie strutturali di forma colore e di disposizione spaziale dei denti per le quali invece l'applicazione su essi di faccette li regolarizza ed armonizzza con grandi vantaggi anche per il volto che risulta ringiovanito.

In pratica ricordano un piccolo guscio che va a rivestire la superficie labiale ( esterna ) del dente, di spessore forma e lunghezza, variabili ovviamente secondo necessità, e che viene realizzato con tecniche e materiali diversi tra loro .

Infatti può essere necessario preparare il dente da trattare con opportune procedure di riduzione volumetrica, che comunque sono sempre di gran lunga ridotte rispetto a quelle di una corona dentale, ma talvolta non sono necessarie neanche queste.

Così come i materiali che possono essere dei preformati semilavorati ( es. Lumineers ) da inserire e rifinire poi in bocca, oppure realizzati interamente in laboratorio dal tecnico previa impronta del dentista, similmente agli intarsi.

In tal caso possiamo avere faccette in ceramica integrale oppure in composito che subiscono una lavorazione di stratificazione di precisione quasi maniacale, che poi vengono fissate stabilmente in bocca con procedure altrettanto delicate quanto ferree ( isolamento del campo tramite diga di gomma, condizionamento di superficie, cementazione con cemento di prova e poi definitivo ecc. ) .

In tutti i casi il risultato è spesso strabiliante e giustifica il prezzo, talvolta elevato nei casi complessi, ma che restituisce la gioia di sorridere e di ridere, senza timore, a bocca aperta!

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